E se i Calabresi nel mondo tornassero in Calabria?

…ad esempio, ieri mattina…

Nel cuore della notte..

 – Pronto? Cosa?…Vengo subito!

 Anno 2024. Al confine tra la Calabria e la Basilicata una lunga schiera di autobus e macchine spinge per entrare in Calabria. Milioni di calabresi, da tutto il mondo, hanno deciso di ritornare nella Madre Patria. La crisi economica ha colpito ovunque! Il Governatore, buttato giù dal letto da una telefonata da parte della Protezione Civile, arriva e affronta i profughi…

 – Fermi! Dove credete di andare?

– Torniamo a casa..

– Scherziamo?

– Abbiamo tutti perso il lavoro.

– Capisco! Qui il lavoro non si perde perché non c’è n’è.

– Appunto!

– Ma questo non è un buon  motivo per tornare.

– Vogliamo vivere come voi… senza problemi.

– Mi spiace. Ormai sono rimasti liberi pochi posti di disoccupazione. I cittadini non capirebbero.

– Cosa?

– Che degli immigrati vengano qui a rubare la loro disoccupazione.

– Siamo calabresi anche noi!

– Questo no! Non più. Siete diversi… cambiati dentro e fuori.

– In cosa? Anche noi mangiamo soppressate! Non usiamo il peperoncino su tutto? Non ci baciamo per strada ogni volta che ci incontriamo, come voi? Non gridiamo al cellulare, come voi?

 – Alt! Inutile insistere! Volete degli esempi?… Dove buttate la spazzatura?

– Nei contenitori appositi, secondo le etichette sovraimpresse, tra l’umido, il composto, il secco, il biologico, la plastica trasparente e opaca, etc. etc.

– Appunto! Noi la portiamo in spiaggia, poi passa la nave e porta via tutto.

– In Olanda! Lì la spazzatura la fumano.– In nave? E dove la porta?

– Ah!

– Tanto per capire… scommetto che vorreste ritornare nelle case dei vostri nonni e parenti vari, vero?

– Eh sì!

– Come immaginavo! Non è possibile. Ormai i centri storici sono abbandonati. Troppo pericolosi. Abbiamo preferito costruire splendide case lungo gli argini dei fiumi e torrenti.

– E se straripano?

– Uff! Come siete arretrati. Magari straripassero!

– Mah?

– Così chiediamo i soldi all’Europa e con quelli ripianiamo i debiti.

– Ah!

– Ecco, ora cominciate a capire… qui non potete mica pretendere…

– Ci sarebbe piaciuto dare un futuro ai nostri figli…

– Noi abbiamo scelto di facilitare l’ingresso nel mondo del lavoro in altro modo.

– Usate qualche nuovo metodo di istruzione?

– Come no! Sin dall’infanzia. Voi, immagino, li portiate negli asili nido, giusto?

– Certo.

– Noi abbiamo abolito gli asili nido. Lasciamo tutto al privato, così cominciano a respirare aria di imprenditorialità.

– Ma se avete detto che preferite il “non lavoro”.

– Ingenui! Per evitare il lavoro bisogna riconoscerlo.

– Cominciamo a capire…

 – Volete l’ultima? Parliamo della vostra salute. Per una radiografia dove andate?

– Prenotiamo, telefonando al Cup, che risponde subito in due squilli, e due giorni dopo andiamo a farla in ospedale.

– Tzè! Qui basta una nottata.

– Avete eliminato le code negli ospedali?

– No, abbiamo eliminato gli ospedali… e lasciamo tutto ai privati che sono più rapidi ed efficienti!

– Ah!

– Capite adesso? Le differenze sono troppe, non vi integrereste, sareste emarginati e disagiati. Ascoltatemi, tornate indietro….

 Ahhhh!

 Gelsomino si sveglia di colpo. Nel cuore della notte, un terribile incubo aveva turbato i suoi sogni.

  Era solo un brutto sogno! Quale calabrese si sognerebbe di tornare?

 E si rimette a dormire dall’altro lato….

 Buonanotte Gelsomino.

 

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