Ragazzi di fronte alla scelta

 I ragazzi delle Medie dovranno iscriversi alle Superiori: fino a 16 anni è obbligatorio. La scelta è seria, quasi sempre irreversibile, e condiziona la vita. Andrebbe compiuta con criterio, senza pregiudizi e luoghi comuni e umori e consigli della vicina di casa eccetera; e tanto meno perché l’amichetta del cuore si è iscritta a X e Y o per altri motivi di cui si sussurra.

 I professori delle Medie dovrebbero avere il coraggio civile di indirizzare anche quando è politicamente scorretto, e dire che il fanciullo non è un’aquila può dare fastidio ai genitori affezionati. Del resto, ragazzi, meglio un artigiano ricco e felice che un laureato fallito e morto di fame.

 Perciò, il primo criterio di scelta dovrebbe essere la vocazione, se uno ce l’ha: se il fanciullo è nato per il greco o per la trigonometria, egli per tutta la vita insegua coseni e aoristi terzi, fregandosene della prudenza e del posto che non si trova. Sarà povero, forse, ma soddisfatto di sé.

 Se no, il ragazzo segua le inclinazioni verso lettere, scienze o altro.

 Se no, si faccia due conti e veda di cosa è capace.

 E qui vediamo al difficile. Chi scrive è grecista, e per tutta la vita ha insegnato nei Licei. Non patendo però deformazione professionale, vuole comunicare ai giovincelli preadolescenti che non sta nei Vangeli che se uno non studia al Liceo è un poveraccio. Ci sono molte scuole, nel nostro territorio, e, tra queste, delle ottime scuole che guidano verso scelte particolari; pensateci. Ci sono, sì, i Licei Scientifici di Chiaravalle, Girifalco, Soverato; Ragioneria; Geometra. Ma:

 Cicero pro domo sua. Inizio con il Liceo Coreutico Musicale Artistico, di cui sono preside, che è un Liceo è dà diplomi liceali; però ha una sua specificità nel laborioso, creativo ed esaltante mondo dello spettacolo: danza, canto, musica, scenografia, cinema, tv…

 Passo alla Scuola d’arte di Squillace, oggi raggiungibile con facilità con mezzi appositi, e che apre alla ceramica, all’oreficeria e altre manifestazioni d’arte.

 A Girifalco, una Scuola professionale per la moda, un settore che offre ottime occasioni di lavoro.

 A Chiaravalle, l’Agraria, una competenza di cui dovremmo sentire il massimo bisogno.

 A Soverato, l’Alberghiero, e non c’è bisogno di parole.

 Qui e lì, corsi professionalizzanti, che dobbiamo solo sperare siano cose serie.

 Meglio un cuoco, contadino, sarto, orafo, ceramista, danzatore (o traducete al femminile), che un grigio e incompetente avvocato in cerca di polli da spingere a fare cause perse! Lo stesso per medico, professore eccetera.

 Alla fine, ci vuole il lavoro, non il posto: posto di lavoro, in Calabria, è un buffo ossimoro.

Ulderico Nisticò

 

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