Chi gliel’avrebbe mai detto, a Massimo D’Alema, proprio in questo momento in cui non conta più niente nel PD renziano, che sarebbe divenuto così importante a Soverato? Già, non si parla d’altro che di D’Alema.
Non si parla d’altro: dissesto, piano di riequilibrio, negozi chiusi, giovani in fuga, strade sconnesse… e il Lungomare con 2.700.000 euro che vanno in fumo… Quisquilie! Non si parla d’altro, solo D’Alema, se è venuto per Tizio oppure per Caio o contro Sempronio.
Lungomare e soldi? Mancava tutta la politica locale, alla riunione con il commissario, al termine della quale aleggiava l’idea che i 2.700.000 euro se ne sono bell’e andati; e la città, già dall’economia cachettica, subirà un colpo esiziale. Di chi è la colpa… beh, consentitemi di attribuire poca importanza alla cosa; mi dolgo di un’occasione perduta per ripensare l’urbanistica della città, e per dare lavoro in tempo di gravissima crisi.
Chiedendo scusa ai quattro nobilissimi intellettuali che sono intervenuti facendo capire che a loro i soldi fanno schifo, stercor diaboli, e quello che conta è la salvezza dell’erbetta, mica il cemento. Odiano tutto il cemento, si sa: beh, quasi tutto il cemento! Campano nelle grotte si sa, non hanno mai cementificato! Intellettuali: in privato, se no qualcuno mi sviene, vi spiego cosa pensava a tale proposito un tal Baldur von Schirach. Tranquilli, relata refero.
Torno a dire: mentre si discuteva del Lungomare e dei 2.700.000 euro sterco del demonio, che schifo!, e gli intellettuali ci davano così alte lezioni di morale, e qualcuno parlava anche sul serio, cioè di urbanistica e di lavoro, la politica ufficiale era molto preoccupata di D’Alema.
Mi cadono le braccia.
Ulderico Nisticò