Parlerò delle elezioni di Soverato ma senza fare nomi. Omertà? No, è che se alle 7,21 scrivessi che il candidato del partito Patate è Pinco, entro l’uscita dell’articolo Pinco è dato per candidato del partito Broccoli, e Palla è quello di Patate. Poi sapremo che Pinco e Palla si sono incontrati con Pucciolo e Cucciolo e gli altri Sette Nani per una lista fortissima che prolunghi la stagione turistica e risolva il problema delle fogne a mare e della felicità garantita e del bilancio comunale; e du’ ova, concludono sapidamente a Lucca. Il tutto già dimenticato oggi pomeriggio.
Metteteci poi che a dirigere la baracca sono i vari Viceré delle Asturie di Catanzaro e Satriano e qualsiasi altro posto tranne che Soverato.
Da quello che trapela, non c’è nulla che meriti l’attenzione di una persona sensata; se non per dire che il prossimo sindaco ha scarse probabilità di mangiare con la fascia il panettone. A casa sua, anche la cuzzupa, ma non al Palazzo di città. C’è una sola lista formata e operativa, che nutre valide speranze di eleggere un serio oppositore: sì, ma oppositore a che, se manca la maggioranza?
Manifestata dunque la dovuta sarcastica ironia, sappiate che il 2 maggio si presentano le liste; che le liste verranno presentate, alla come capita ma presentate; che una vincerà secondo il numero dei parenti. Sappiate che Soverato mostra problemi e difficoltà gravissime, che non possono essere affrontate da un sindaco e assessori inventati la sera della Festa del lavoro con l’acqua alla gola perché la mattina dopo scade l’ultimo termine.
Sapete che non invento nulla, e questo film l’abbiamo già visto, con in due anni due sindaci e due commissari. E a Girifalco, a Montepaone, a Chiaravalle non è che stiano meglio.
Qui, se i partiti non esistono, se le candidature si scelgono a rondò veneziano, se l’opinione pubblica è connivente e complice di questa pantomima, non è questione di sistema elettorale ma di carenza politica di eletti ed elettori: gli elettori votano per caso; gli eligendi ed eletti fanno politica per caso.
Attenzione, saranno tutti pure dei medici e professori e filosofi e scienziati, e, presi uno per uno, sufficientemente istruiti: è che sono tutti, eletti ed elettori, di una spaventosa ignoranza politica. Eh, dove sono finiti quei meravigliosi analfabeti dei paesi, con i quali ho avuto l’onore di far politica fino agli anni 1970? Gente di ferro, donne che non erano state a scuola manco mezzo minuto, e che sapevano discutere della situazione politica del paese che manco Tacito e Guicciardini! Contadini, pastori, artigiani, che non sapevano nulla del più che perfetto congiuntivo e della sociologia della domenica, però tutto dei bisogni e delle speranze del municipio! Oggi dilaga l’ignoranza dei laureati. Ripeto, laureati davvero, bravi nella loro disciplina, ignoranti in tutto il resto. Mi verrebbe un proverbio dialettale, ma è plebeo, e ve lo risparmio.
Ignorando dunque di cosa stiamo parlando, essi possono trovarsi nel PD o in Forza Italia con la stessa perfetta buona fede, o, con lo stesso criterio, passare dall’altra all’uno e viceversa.
Se è così, ed è, inutile fare liste e votare: sbagliano gli elettori, sbagliano i candidati. Sto pensando seriamente che bisogna tornare ai podestà. Sì, un serio podestà di nomina, con pieni poteri e relative severe responsabilità anche penali, e, peggio, in solido, ovverosia di tasca.
Ora immagino lo sdegno democratico… va bene, va bene, ne riparliamo a Natale, con il prossimo commissario.
Ulderico Nisticò