Lezione di storia qualunque a Soverato

…ad esempio, ieri mattina…

nell’auditorium di Soverato il Prof. De Amicis tiene un’importante lezione di storia. Gelsomino ha letto tutti ig2 suoi libri e ci tiene ad essere presente. Alla prima occasione comincia con una delle sue domande…

– Scusi Prof, potrebbe ripetere?
– Dicevo che il mio lavoro, così come quello dei miei colleghi è finito. Non è necessario raccontare la Storia, tanto si ripete uguale a se stessa.
– Non le sembra di essere troppo drastico.
– Affatto. Preferisco cacciare i passeri sul balcone.
– Scherza! È Natale e vuol prendersi gioco di noi!
– Mi scusi, dove ci troviamo?
– A Soverato.
– Vuole che riassuma? Lo farò brevemente. Avete avuto un’amministrazione di un certo colore.
Bene, non sta a me giudicare. Tutti a criticarla fino al giorno delle elezioni. Che succede poi? Che avete rivotato gli stessi. Nuova Giunta, nuovo Sindaco e nuova crisi. Arriva il Commissario e tutti a stracciarsi le vesta per la sciagura incombente. Si ritorna finalmente a votare, a dare voce al popolo, come si dice in gergo. Che succede ancora?
Che avete rivotato gli stessi. Nuova Giunta, nuovo Sindaco e nuova crisi. Arriva il Commissario e tutti a stracciarsi le vesta per la sciagura incombente. Sbaglio, giovanotto?
– È un momento di difficoltà, questo è vero, però succede da tutte le parti.g3
– Non sta a me giudicare, almeno vorrei evitarmi la noia di ripetere.

– Magari la politica non sarà entusiasmante, però …
– Però un corno! Crede che il resto sia meglio? L’economia, ad esempio.
– Lo sappiamo, c’è la crisi.
– Lo crede Lei. Le crisi nell’economia sono all’ordine del giorno. Sono comuni assestamenti. Occorre cambiare quel che non va e ripartire.
– Giusto.
– Un corno! E non il corno di prima, questo è un altro corno.
– Pure l’economia si ripete?
– Sì e nessuno l’ascolta. Oggi, ad esempio, prima di venir qui sono andato a cercare un maglione colorato per me.
– Ha visto quanti bei negozi?
– Bellissimi! Ed ogni volta che entravo a chiedere, il commesso strabuzzava gli occhi e derideva la miag4 richiesta. Sa cosa diceva? “Guardi che l’uomo indossa solo il grigio, il nero o il blu. Che razza di domanda fa? Vada vada. Ho altro da fare”.
– L’avranno finito.
– E cacciarmi le sembra un’opportuna scelta commerciale? Manco un sorriso… e quello, creda, non costa.
– Sarà!
– Giovanotto, se ci fosse la crisi i nostri commessi sarebbero cani da guardia che non mollerebbero l’osso, non le pare? Le ripeto: la crisi c’è, ma nessuno ascolta. Tanto vale non ripetere le stesse cose ogni volta, avanti non si va.

Si alza un signore e con un certo disappunto rammenta all’uditorio e al Prof. De Amicis che rinunciare a raccontare le cose vuol dire sommergere nell’oblio e sopire le coscienze, con il rischio che i grossi crimini dell’umanità possano ricapitare. Gelsomino, che è seduto a poche sedie, si rivolge a lui.

– È ebreo, vero?
– No, secondo la tradizione. Mia madre era cattolica, solo mio padre è ebreo. Io, però, sento di esserlo.
– Paura dell’Olocausto?
– Sempre, anche se non l’ho vissuto, lo rivedo negli occhi di mio padre.

Interviene il Prof. De Amicis.

– Perdonate, gentile pubblico. Lei, caro signore, che si dice ebreo, crede che a qualcuno importi dell’Olocausto?
– Certo che sì e infatti lo ricordiamo ad ogni occasione.
– Ha ragione. Tutti hanno imparato la lezione. Nel lontano Oriente si uccidono bambini in una Scuola, mentreg5 a breve in una grotta, non molto distante da lì, dovrebbe nascere un bambino molto speciale. Come dire: “Lì si uccide il futuro, mentre qui aspettiamo che arrivi qualcuno a fare qualcosa per noi.” E noi? Che facciamo? Nulla! … Come durante l’Olocausto.

Una donna sbotta, si alza di scatto e puntando il dito verso il Prof. lo ammonisce duramente.

– Credevo di dover assistere ad una lezione di storia di un grande e profondo conoscitore ed è un’ora che sento farneticazioni.
– Ha ragione, signora. Le mie sono farneticazioni, sono parole al vento di un uomo stanco di dover ripetere sempre le stesse cose ad un pubblico che fa finta di ascoltare e poi segue altre sirene.
Crede che la situazione italiana sia colpa dei politici? È nostra, cara signora. E qui in Calabria, dovreste saperlo bene. Avete avuto 4 Ministri dell’Agricoltura in quattro anni, vedete? Non potete zappare manco in santa pace! E g7alle prossime elezioni in primavera, crede cambierà qualcosa? Gli Italiani non votano per il bene comune, solo per gli interessi personali e credono di essere così furbi da pensare che tanto i problemi degli altri non li riguardano.

Si alza Gelsomino

– Scusi Prof, allora questa lezione che l’ha fatta a fare?
– Mi pagano, caro mio. Neanche questo avete capito. Ho detto che la storia si ripete e mi annoio a parlarne, ma se mi pagano…

 

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